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Collezione Permanente

3. Per una Storia della GAM (1968 - 2008). Estratti

La Galleria d'Arte Moderna di Bologna, aperta nel 1975 negli spazi appositamente disegnati dall'artista e architetto Leone Pancaldi, nasce in un clima di fervida vivacità intellettuale che pervade la città già dalla prima metà degli anni Sessanta. La GAM, infatti, ha visto precedere il suo avvento da più di un decennio di eventi, esposizioni e concorsi realizzati in auspicio della sua costruzione, culminati nelle attività inaugurali riunite sotto il titolo Un Museo Oggi.
L'attività della GAM in più di trentanni si è basata su una progettualità binaria divisa tra la presentazione dell'avanguardia culturale e la rilettura della storia dell'arte italiana e internazionale: dalla Settimana Internazionale della Performance alle esposizioni antologiche dedicate ai protagonisti del XX secolo, dalla parellela e complementare attività della sede di Villa delle Rose al costante monitoraggio della giovane arte italiana.
Negli anni, attraverso mostre personali e rassegne collettive, la GAM ha ospitato e ha contribuito a definire i principali movimenti e le predominanti tendenze del secondo Novecento italiano. Dall’Arte Povera alla Transavanguardia e ai Nuovi-Nuovi, dalla Body Art alle poetiche concettuali fino al recupero delle tecniche classiche tipico degli anni Ottanta.

Arte Povera e concettuale

Nel 1967 il critico Germano Celant scrive il saggio Arte Povera: appunti per una guerriglia individuando nell’atteggiamento di un nugolo di artisti, una ricerca “povera” nella scelta dei materiali utilizzati e nell’impegno con la contingenza, col presente.
I rappresentanti dell’Arte Povera (Merz, Calzolari, Anselmo, Penone, Zorio) sono stati protagonisti di una serie di mostre alla GAM e nella sede di Villa delle Rose. L’operato di tali artisti è caratterizzato da pratiche capaci di decostruire l’oggetto artistico a favore di una rivelazione di energia, di forze e materie prime di origine naturale per una regressione «allo stato prelogico e preiconografico, al comportamento elementare e spontaneo»(G. Celant). Tale strategia estetica ed etica intreccia spesso i propri percorsi con le poetiche concettuali che sanciscono la smaterializzazione dell’opera spesso facendo ricorso all’utilizzo del linguaggio e della citazione come forma d’arte (Boetti, Paolini, Isgrò, Ontani). «Nell'arte concettuale l'idea o concetto è l'aspetto più importante dell'opera» sostiene Sol Le Witt. Si apre la strada al concetto rappresentato con la parola come accade nella Poesia Visiva celebrata nella mostra La forma della scrittura a cura di Adriano Spatola tenutasi alla GAM nel 1977.

Corpo e Azione

Gli anni Sessanta e Settanta vivono il tumulto della rivoluzione sessuale e politica che segna la presenza del corpo nel tessuto sociale e nella ricerca artistica.
La Galleria d’Arte Moderna ha un ruolo di primo piano nell’analisi di questo versante grazie al contributo di studiosi dell’ambiente accademico come Renato Barilli, Roberto Daolio e Francesca Alinovi.
Nel giugno del 1977 si svolge la prima edizione della Settimana Internazionale della Performance, una rassegna concepita per ospitare le ultime sperimentazioni nel campo dell’azione dal vivo. Suddivisi secondo categorie tematiche (corpo, suono, identità) gli artisti si esibiscono negli spazi della GAM e in altri luoghi della città proiettando Bologna al centro del dibattito internazionale. Marina Abramovic e Ulay si fronteggiano nudi e obbligano il pubblico a passare attraverso i loro corpi per entrare in galleria (Imponderabilia). Herman Nitsch inscena, presso la chiesa sconsacrata di Santa Lucia, una cerimonia pagana fatta di sacrifici animali e danze rituali (Azione 56). Il corpo ferito è al centro dell’azione Io mescolo tutto dell’artista francese Gina Pane.
Le edizioni successive della rassegna si concentrano rispettivamente sulla parola, sulla danza e sulla video arte scandagliando la scena artistica contemporanea e lasciando al presente una incredibile documentazione di un momento unico.

Gli Anni Ottanta e l'apertura internazionale

Il ritorno alle tecniche classiche di produzione è la reazione al clima di predominanza di mezzi extra artistici. Se le Neoavanguardie, dagli anni Sessanta e per oltre un decennio, riportano in auge le intenzioni futuriste e dadaiste decretando la morte dell’arte come produzione di manufatti, negli anni Ottanta la pittura e la scultura riguadagnano la ribalta nel panorama non solo nazionale.
I Nuovi-Nuovi guidati da Renato Barilli sono protagonisti di una mostra negli spazi della Galleria d’Arte Moderna nel 1980. Nelle opere di Luigi Ontani, di Salvo o di Marcello Jori il critico e storico dell’arte riscontra una rinnovata passione per l’utilizzo del colore, oltre alla riscoperta manualità del fare artistico. Mimmo Paladino ed Enzo Cucchi, tra i protagonisti della Transavanguardia teorizzata da Achille Bonito Oliva, sanciscono il ritorno di una figurazione, seppur stilizzata e di stampo neo-primitivista, che si lega alla ripresa dei canoni dell’arte classica, dalla tela in pittura alla fusione in bronzo per la scultura.
Con la mostra Anniottanta e con la direzione di Danilo Eccher la GAM manifesta un interesse per tali ricerche aprendo alla scena internazionale con la personale del neo-astrattista Sean Scully e l’acquisizione di Eroded Landscape di Tony Cragg.

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