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Collezione Permanente

7. Arcangeli: l'Ultimo naturalismo

Figura di spicco della cultura bolognese e direttore della Galleria d’Arte Moderna dal 1958 al 1968, durante il mandato di Francesco Arcangeli vengono acquisite molte opere importanti, scelte per documentare sia le preferenze e i gusti prevalenti dell’epoca sia le ricerche che il critico intuiva come maggiormente promettenti. Ampio spazio era accordato all’arte regionale, senza trascurare eminenti artisti italiani e stranieri, come Roberto Sebastian Matta, Renato Guttuso, Alberto Burri, Leoncillo, Antoni Tàpies. Fra i contributi critici più significativi di Arcangeli compaiono due famosi articoli pubblicati sulla rivista “Paragone” negli anni Cinquanta, nei quali vengono riuniti, con la definizione di “Ultimi naturalisti”, alcuni pittori attivi nell’Italia settentrionale: Pompilio Mandelli, Mattia Moreni, Ennio Morlotti, Sergio Vacchi, Sergio Romiti, Vasco Bendini. Lo studioso ne mette in luce la capacità di trasferire nel gesto e nella materia pittorici le sensazioni derivate dal confronto con il dato naturale. Con questo particolare versante dell’Informale si confrontano Ilario Rossi e, ai suoi esordi, Mario Nanni. La cura nell’evidenziare i tratti distintivi di una poetica ricongiungendola al corso complessivo della storia dell’arte caratterizza anche il denso studio che Arcangeli dedica all’amico Giorgio Morandi, del quale, nel 1961, acquisisce per la Galleria d’Arte Moderna un gruppo di incisioni, primo nucleo di quella che nel tempo diventerà la più ricca raccolta pubblica di opere dell’artista.
Un trait d'union che nel percorso diventa anche spaziale con l'inizio della sezione dedicata a Morandi nel secondo tratto della Manica Lunga del museo.